Il Passo del Diavolo

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Il passo del diavolo copertina
Il passo del daivolo (2013)

Il passo del diavolo è un film del 2013 disponibile su Amazon Prime. Il film presenta riprese in stile documentario registrato in prima persona dai protagonisti della storia. Prende ispirazione dalla tragedia del passo di Djatlov rimasta irrisolta fino al 2019 quando l’inchiesta sull’incidente è stata riaperta e successivamente, si pensa, risolta (ne ha parlato il Post). Ma andiamo per gradi. Prima di parlarvi del film, bisogna fare un passo indietro e conoscere la storia del passo di Djatlov.

La tragedia del passo di Djatlov

Tenda dell’accampamento del 1959 – WIkimedia Commons

Igor Djatlov, a cui è stato tristemente dedicato il nome del passo, era a capo di una spedizione a nord dei Monti Urali, in Russia, a gennaio 1959. La sua squadra era formata inizialmente da 10 persone, divenute 9 dopo che uno di loro è dovuto rientrare per un malore. Presto avrebbe scoperto che quell’indisposizione gli aveva salvato la vita.
Il 27 gennaio il gruppo parte alla volta del monte Otorten per un’escursionein sci di fondo. Il 1 febbraio vengono colti da una tempesta di neve e persono l’orientamento prendendo la direzione sbagliata. Il 2 febbraio tutti i componenti della spedizione muoiono sui pendii del monte Cholatčachl’, “montagna dei morti“.
Il primo gruppo di soccorso formato da volontari parte alla ricerca degli escursionisti solo il 20 febbraio, su insistente richiesta dei parenti delle vittime.
Il 26 febbraio viene trovata le tende in pessime condizioni. Esami successivi riveleranno che sono state lacerate dall’interno. I corpi seminudi di due escursionisti vengono ritrovati al limitare di un bosco vicino ai resti di un fuoco. Altri 4 vengono trovati a poche centinaia di metri dalla tenda. I restanti 4 escursionisti dovranno aspettare il 4 maggio, quando verranno trovati in una gola a un chilometro e mezzo dalla tenda sepolti sotto la neve. Questi ultimi mostrano gravi lesioni da schiacciamento al cranio e al torace, paragonati dai medici legati ai traumi di un incidente stradale. Una di loro viene ritrovata priva della lingua, gli occhi e di parte della mascella. Inoltre sui vestiti di alcuni escursionisti vengono rinvenute tracce di radioattività.

La trama del film

Attenzione, se non vuoi spoilerarti il film, ti conviene fermarti qui e andarlo a vedere

Il film è ambientato “ai giorni nostri” e vede 5 studenti universitari statunitensi che partono alla volta degli Urali per ripercorrere la strada della spedizione di Djatlov e registrare un documentario. A guidare la spedizione è Holly, studentessa di antropologia e ideatrice della missione.
Arrivano in Russia e casualmente si imbattono nello stesso bar in cui la spedizione del 1959 aveva passato l’ultima serata prima della partenza. Sempre casualmente in quel bar c’è un tizio che gli offre un passaggio fino all’ultima città prima della salita e, sempre casualmente, sua zia è stata una dei volontari delle spedizioni di ricerca che afferma di aver trovato 2 cadaveri in più oltre ai 9 della spedizione. Ma non soffermiamoci sulle casualità che sicuramente ci hanno risparmiato minuti di trama inutile.
I 5 ragazzi partono alla volta del monte Cholatčachl’ e, poco prima di giungere al passo della tragedia, le bussole e i gps iniziano a non funzionare, in corrispondenza di una vecchia stazione meteoall’interno della quale trovano i resti di una lingua recisa. Nonostante tutto, decidono di proseguire fino al passo, dove si accampano per la notte.
Dopo cena Holly e il cameramen decidono di analizzare i dintorni con il contatore geiger e si imbattono in una pesante porta sepolta nella neve. Sospettano che il governo russo abbia costruito un bunker segreto nel cuore degli Urali ma, ancora, decidono di restare e non dire niente ai compagni.
Durante la notte delle esposioni provocano una slavina nella quale il primo componente del gruppo perde la vita, mentre un altro rimane gravemente ferito. Quest’ultimo verrà ucciso poco dopo da degli uomini armati accorsi sul posto.
Sono rimasti in 3 e si rifugiano nel bunker, che scoprono essere un vecchio laboratorio. Qui trovano alcuni fascicoli, alcuni dei quali rimandano all’esperimento Filadelfia.
La soluzione del caso Djatlov, secondo il film, sarebbe da rimandare alla scoperta casuale del bunker da parte degli escursionisti e che il governo russo abbia fatto in modo che non ne parlassero con nessuno.

La fine del film e considerazioni generali

La fine del film non mi è spiaciuta, anche se ad un certo punto era piuttosto ovvia. Però devo dire che chiude bene tutto l’arco narrativo e si ricollega bene a tutti gli indizi ricevuti durante il film.
La recitazione non mi è piaciuta. Le decisioni e le reazioni sono banali e incoerenti. Per esempio quando ad uno dei personaggi rimettono in asse una gamba spezzata lui emette un piccolo gridolino per poi tornare a farsi i fatti suoi. In più a -30°C, senza giacca, io avrei decisamente freddo!
Anche se le riprese sono state studiate abbastanza bene da sembrare effettivamente essere fatte da loro, ma allo stesso tempo sono sufficientemente stabili da non far vomitare anche il pranzo di Natale 2010, la puzza di film low budget si sente forte e chiara. Soprattutto per il materiale utilizzato nel tentativo di ripercorrere la vera storia degli escursionisti guidati da Djatlov. Viene fatto un collage brutto di spezzoni di telegiornali che chiaramente non sono esplicitamente riferiti alla tragedia mistificandone un po’ il messaggio.

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate?
Vi piacciono le riprese in prima persona?

L’esperimento Filadelfia

USS Eldidge, 1944 – Wikimedia Commons

L’esperimento Filadelfia si fa largo tra le tante teorie del coplotto, infatti è ritenuto una bufala. Comunque, questo esperimento prende vita durante la seconda guerra mondiale e vede coinvolto il cacciatorpediniere USS Eldrige che, a detta dei testimoni, alle ore 17:15 del 28 ottobre 1943, sparisce dal molto di Filadelfia e si teletrasporta in Virginia, poi tornare al punto di partenza.
Da questo fatto sono nate storie che coinvolgono gli alieni che sono durate fino agli anni ’50. Dopo un periodo di pausa, nel 1990, un marinaio della USS Eldridge afferma di aver effettivamente partecipato all’esperimento e di essere stato l’unco sopravvissuto. In una conferenza stampa afferma di aver vissuto per 6 seetimane nell’anno 2137, 2 anni nel 2749, poi nel 1983, poi nel passato per cercare di spegnere il marchingegno sulla nave. Ma i ricordi del vecchio marinaio sono confusi, a causa del lavaggio del cervello cui è stato sottoposto per insabbaire l’esperimento e le controindicazioni del processo di recupero della memoria.

Coincidenze? Io non credo.

-cit.

Mi spiace deludervi, ma il presunto marinaio a FIladelfia forse non ci è mai neanche stato. Purtroppo devo deludervi ancora, perché neanche la USS ELdridge è mai stata a FIladelfia.

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