AMERICAN HORROR STORY: Murder House – La Dalia Nera

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Ben tornati al secondo appuntamento sulle storie vere che hanno ispirato i personaggi di American Horror Story – Murder House.

Come da titolo, oggi parliamo della Dalia Nera.

Elizabeth Ann Short

Elizabeth Ann Short è tristemente nota come uno dei più famosi casi tuttora irrisolti che hanno sconvolto l’America nella prima metà del ‘900. Più precisamente, siamo al 15 gennaio 1947 quando il corpo straziato di una giovane donna di 22 anni viene ritrovato a Leimert Park, nella zona sud di Los Angeles.

Conosciamola più da vicino.

Betty nasce a Boston il 29 luglio del 1924. La sua infanzia è segnata dalla separazione dei genitori e dall’abbandono del padre nel 1930.

A 19 anni viene arrestata per essere stata colta in stato di ebbrezza fuori da un bar, ma subito rilasciata perché minorenne per lo stato della California.

A metà degli anni ’40, conosce Matthew M. Gordon Jr, maggiore dell’aviazione statunitense, e decidono di sposarsi. Purtroppo il fato non ha in serbo la felicità per la coppia. Infatti, il 10 agosto 1945, Matthew muore in una missione aerea.

Elizabeth con il fidanzato Matthew

Elizabeth, chiamata DALIA NERA per la sua passione verso il film “la dalia azzurra” e il fatto che fosse solita vestirsi di nero, è una giovane e bella ragazza con il cuore infranto e il sogno di diventare attrice. Per questo motivo nel 1946 lascia Boston alla volta di Los Angeles. Qui conduce una vita libertina. Si dice avesse una fissazione per gli uomini in divisa e che usasse la sua bellezza per sedurli. Partecipa a molte feste eleganti nelle quali è sempre affiancata a qualche uomo importante.

Sfondare nel mondo del cinema in una Hollywood post guerra non è facile. Tanto che, a quanto si dice, Elizabeth partecipa ad alcuni film a luci rosse – ai tempi illegali – per mantenersi. Ma la Short è una ragazza intraprendente che non ha intenzione di rinunciare al suo sogno. E forse sarà proprio questa sua intraprendenza a segnare il suo triste destino.

L’omicidio

Siamo a gennaio del 1947. La signora Betty Bersinger sta passeggiando con la figlia di 3 anni a Leimert Park. Verso le 10 del mattino si trova nei pressi di un campo non edificato sul lato ovest del South Norton Avenue tra Coliseum Street e la West 39th Street. Qui, intorno alle 10 del mattino trova il corpo senza vita di una giovane donna.

Il corpo martoriato da evidenti segni di torture, tra cui una profonda incisione che le attraversa il viso da orecchio a orecchio a formare il cosiddetto Glasgow Smile, il sorriso di Glasgow, uno sfregio rituale delle gang inglesi, giace a terra nudo, pulito e tagliato a metà all’altezza della vita. Si tratta di Elizabeth Ann Short.

Ritaglio di giornale riportante la notizia del ritrovamento. 21 gennaio 1947.

Dagli esami autoctoni si scopre che la giovane è stata sequestrata, torturata e morta per dissanguamento per i tagli inferti sul suo volto.

Verranno interrogati più di 60 uomini e al vaglio degli inquirenti ne finiranno 22, ma di questi nessuno verrà realmente accusato dell’omicidio e il caso rimarrà irrisolto.

A questo si aggiungono i sospetti che le indagini del caso non fossero eseguite con minuziosità, tanto che il Los Angeles Police Departement verrà accusato, nel 1949, di aver insabbiato delle prove a favore di alcuni sospettati.

Un caso che ha sconvolto e che sconvolge anche oggi per la sua efferatezza e crudeltà. Una giovane ragazza con un sogno più grande di lei. Una giovane vita spezzata per motivi ancora sconosciuti. Ha pestato i piedi a qualcuno? Un amante geloso? Cosa può scatenare una reazione così violenta e crudele?

Non si sa. Quello che si sa è che a distanza di 70 anni Elizabeth Short non ha ancora ricevuto giustizia.

Le sue spoglie riposano al cimitero di Mountain View a Oakland.

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